martedì 1 maggio 2007

Il pittore:


Miles Mac Cormack viveva da solo alla periferia di Londra, era un uomo tranquillo e trascorreva un'esistenza che non stenterei a definire solitaria.
Il suo appartamento era piccolo e all'interno regnava il caos più totale: matite delle più svariate forme e dimensioni, pennelli, tempere, cavalletti, fogli di progetti mai completati e lettere dipinte, sì, dipinte.
Una grande passione di Miles era dipingere le lettere. Non quelle dell'alfabeto, ma quelle che ormai quasi più nessuno ha l'abitudine di spedire.
La gente normale le scriveva, lui invece non amava parlare molto e esprimeva ciò che voleva scrivere dipingendo la lettera che avrebbe voluto comporre.
Aveva dipinto ogni genere di lettera: lettere di protesta con toni scuri e minacciosi, lettere di richiesta di informazioni chiare, pulite e un po' formali, lettere di scuse con colori tenui un po' imbarazzati, lettere di domanda di lavoro e persino curriculum in cui utilizzava tutti gli stili di pittura da lui conosciuti..

quella mattina Miles si era svegliato un po' stanco, l'odore della trielina usata il giorno prima per pulire i pennelli ancora perforava le sue narici e davanti al suo bicchiere di latte si trovò a riflettere sulle sue giornate: il lavoro da pittore non rendeva poi così bene in quei tempi, le bollette si stavano accumulando e i soldi li poteva davvero vedere soltanto dipinti.
Pensò per un momento di cambiare professione e di provare a fare l'astronomo ma in tal caso, data la sua conoscenza degli astri, si disse che i soldi li avrebbe visti con il binocolo..
Miles sorrise tra sè e sè compiaciuto per la sua battuta, dopo di che lo sguardo cadde sul suo salotto. Le macchie di colore sul legno di cui era completamente costruito il suo appartamento sembravano formare un disegno che non era ancora completato e di cui per la prima volta neanche lui conosceva alla perfezione la forma che avrebbe assunto.

In certi punti le macchie avevano forme talmente particolari da suggerirgli nuovi dipinti..
prima o poi avrebbe dovuto dare una ripulita a quell'appartamento. Non riusciva a ricordare nemmeno l'ultima volta che aveva aperto le finestre.

Qualcuno bussò alla porta ma Miles non aveva nessuna voglia di andare ad aprire, finse di non essere in casa.
Il latte era rancido e lo stomaco cominciò a dolergli.
Dopo essersi alzato per cercare tregua dal mal di testa e dai dolori di stomaco si avvicinò alla finestra, scostò la tenda in origine di lino bianco ma ormai ingiallita e guardò fuori.
Per la troppa luce si sentì svenire.
Si diresse nuovamente verso il letto e si distese, si riaddormentò in un attimo.

Al suo risveglio era ormai buio e lui era intontito quasi come il giorno dopo una sbronza.
Si alzò, guardò di nuovo il latte rimasto nella tazza e tornò verso la finestra. Chiuse gli occhi, li riaprì. Fu un attimo.

Corse verso il suo studio e lo liberò da ogni tipo di oggetto che impedisse i movimenti più liberi, non doveva rischiare di sbattere contro nulla, era in pieno estro creativo.
Cominciò a trafficare con tutti i suoi oggetti e si muoveva nella stanza correndo a destra e sinistra, non c'era un attimo di tregua: pennelli, scalpelli, matite e ad ogni tratto Miles rideva e urlava: "Ho trovato, ho trovato! Diventerò più famoso di Van Gogh, Delacroix e Monet insieme!" un uomo anziano ma dal fisico asciutto e ancora scattante roteava le braccia e saltava in uno studio di pochi metri quadrati.
Continuò a lavorare ininterrottamente fino al mattino, poi, alle prime luci dell'alba, si lasciò cadere sul divanetto dello studio e chiuse i suoi occhi arrossati. 

Si svegliò nuovamente che era ormai sera, i capelli lunghi e grigi incollati alle guance da qualche macchia di inchiostro e la bocca secca. Ricominciò da dove si era fermato, non c'era tempo da perdere, pensò.
Stese un telo per terra e avvicinò gli strumenti che aveva intenzione di usare tra i quali un pennello del 15, una spatola e una scala. Salì sulla scala e passo quasi tutta la notte in bilico su di essa. Continuava a tossire e gli dolevano le gambe.
La notte seguente terminò il suo lavoro ancora più eccitato.

Andò avanti così per una settimana.

Il mercoledì seguente Miles fu svegliato verso mezzogiorno da un continuo bussare e una voce che non conosceva... non riusciva ad alzarsi, la porta gli sembrava troppo lontana... il rumore non smetteva... alla fine aprì gli occhi e sussurrò un flebile: "chi è?" sufficiente ad essere sentito.  

"Signor Mac Cormack mi sente? apra, sono il comandante Harry Gilmor, polizia! La sua padrona di casa dice che è una settimana che non riesce a parlarle, è preoccupata per lei e lo siamo anche noi, è mezz'ora che siamo qui, stavamo per forzare la porta!".
L'uscio si aprì lentamente e un odore acre colpì subito le narici del comandante. Non fece in tempo a riprendersi che ai suoi occhi si presentò un uomo magro, pallido, smunto e di un colore più vicino al morto che al vivo. La barba lunga, incolta e sporca non aiutava Miles a nascondere un viso scavato e i capelli sudati. Gli occhi ridotti a piccole fessure lasciavano a malapena intravedere le pupille. Indossava una canottiera coperta da un grembiule, un paio di pantaloni da lavoro a coprirgli le gambe.
Il comandante non fece in tempo a parlare nuovamente che Miles condusse lui e i suoi giovani sottoposti verso lo studio esaltando la sua opera e spiegando che aveva avuto l'idea del secolo, sarebbe diventato milionario. Spalancò la porta dello studio e orgoglioso indicava il suo lavoro: "Guardate! Ho dipinto i sentimenti! Guardate! Lì c'è la passione, qui la rabbia e là, nell'angolo, il dubbio! Guardate l'amore, non è splendido? Ma il mio preferito è questo, la gioia... la compassione e l'odio, il rancore, osservate la pietà e la felicità! Non sono straordinari?"


Silenzio.
 

"Signor Mac Cormack io non mi intendo di arte ma..." un rapido pensiero si fece strada nella testa del comandante: "mi sembrano davvero straordinari! E' un'opera fantastica, dobbiamo indire al più presto una conferenza stampa e presentarla prima a Londra e poi al mondo intero! Ma è necessario prima pulire il suo appartamento e metterlo in ordine, non vorrà dare una brutta impressione ai critici vero?"
"Ha perfettamente ragione, comandante, mi metto a pulire!"
"No signor Mac Cormack, ormai queste cose non deve farle più lei, le manderemo una persona che pulirà, ora lei deve solo venire con noi per adempiere a qualche formalità burocratica per poter presentare al più presto il suo lavoro al pubblico, non vorrà che qualcun altro possa prendere i suoi meriti, vero?"
"No, no presto andiamo, grazie comandante, grazie!"
"Morris, Trevor accompagnate il signor Mac Cormack alla nostra auto e trattatelo bene!" rivolto ai suoi sottoposti.

Quando i tre si furono allontanati Gilmor osservò un'ultima volta lo studio: tavoli rovesciati, vernice ovunque, sedie rotte, un telo per terra con una scala appoggiata sopra e un odore fortissimo di solventi, tele ricoperte da macchie di colore. Ne prese in mano una. C'era una lettera incollata sopra e dei colori che la coprivano. La rimise al suo posto.

Chiudendo la porta dell'appartamento si chiese come avesse fatto quel povero vecchio a non impazzire prima.




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